Se stai pensando di saltare questa recensione perchè a te non piacciono “i fumetti”, mi spiace dirtelo ma secondo me faresti meglio a continuare a leggere. Residenza Arcadia non è il fumettino alla Tex o Dylan Dog che ti ricorda della tua adolescenza, ma una graphic novel, cioè una sorta di romanzo in forma grafica. Certo, ci sono le vignette e tutto quanto (e che vignette!), ma lo sviluppo è quello di un testo di narrativa degno di tutta la tua attenzione.

Attenzione che ora spero di aver catturato, quindi andiamo avanti.

Residenza Arcadia è edito dalla Bao, una delle case editrici che in campo di fumetti&affini amo e seguo di più (per esempio, è l’editore di Zerocalcare), per cui ho seguito con molto interesse il lancio di questa novità nei mesi scorsi sui social, e avevo già deciso di comprarlo basandomi sulle prime recensioni entusiastiche e sulle piccole anteprime che ogni tanto la Bao pubblicava sui social. La graphic novel è il debutto di Daniel Cuello, argentino trapiantato in Italia, alla prima storia disegnata e scritta interamente da lui, stiamo parlando praticamente di un esordiente.

Le immagini rilasciate sui social sembravano presagire un fumetto molto carino, ironico e divertente, animato dai simpatici vecchietti che sono i condomini di questa fantomatica Residenza Arcadia. Mi aspettavo di ridere tanto à la Vianello, insomma. Io spero che fra di voi tutti sappiano com’è vivere in un condominio, io personalmente non ho mai vissuto altrove. Le liti e le baruffe tra condomini sono il sale del divertimento, ça va sans dire!

Chi non si arrabbia per il figlio dei vicini che ascolta musica a massimo volume?
Chi non diventa il paladino della porta dell’ascensore?
Chi non porta avanti la sua personale crociata fatta di divisioni per millesimi, sacchi della spazzatura che gocciolano sulle scale o piante innaffiate troppo abbondantemente?

Il condominio è un microcosmo, quasi un’istituzione totale: per alcuni, i più anziani, lo è veramente! Non a caso il famoso scrittore inglese J.G. Ballard ambienta uno dei suoi romanzi distopici proprio all’interno di un grattacielo dove succederà di tutto, ed il titolo è già un riassunto dell’orrore a venire: Il condominio, appunto. (Feltrinelli, 2014).

Insomma, il clima grottesco di homo homini lupus in chiave condominiesca mi faceva presagire grasse risate e sinceramente non mi aspettavo nulla di più.

E invece.
Invece.

Daniel Cuello ha preso il mio piccolo cuoricino e l’ha scaraventato giù dalle scale, per poi saltellarci sopra allegramente.

Residenza Arcadia è la storia che non ti aspetti perchè fra uno sketch e l’altro, fra una risata e l’altra, viene condensata tutta un’umanità fatta di piccoli e grandi torti, vittorie, sconfitte, tradimenti, solitudini, amori clandestini e tanto altro ancora. Il tutto sullo sfondo di una violenza di regime che riecheggia le origini argentine di Cuello. Al clima da commedia si alterna il grottesco e il drammatico, lasciando un gusto dolce-amaro in bocca degno di un film di Wes Anderson.
Il vecchietto sulle scale non è mai come sembra: dietro al suo essere burbero, c’è una ferita, un dramma, o anche solo la cattiveria umana, ma quella vera, non quella dei vasi che gocciolano.


Residenza Arcadia non ha deluso le mie aspettative, in nessun modo.
Ho riso, e tanto.
Ma ho anche pianto tanto, e mi sono sinceramente commossa per alcune delle tavole finali che sono talmente belle e struggenti da togliere il fiato. Preferisco non spoilerarvi nulla della trama perchè racchiude davvero un colpo di scena dietro l’altro.

Se pensate ancora che siano solo “fumettini”, vi invito a ricredervi e dedicare due ore della vostra vita a questo piccolo capolavoro.

Alla prossima,
Giulia

 

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Laureata in Giurisprudenza, fa la pratica legale a Genova (ma solo perché Matt Murdock non l’ha presa).
Ama: impegnarsi in qualcosa, la musica indie italiana, fingere di essere un gatto e il caramello salato.
Odia: le brioche con poco ripieno, il lunedì mattina e il piumone freddo d’inverno.