L’arte di scegliere è una capacitá che permette di vivere più pienamente e con più soddisfazione. Imparare a semplificare le scelte equivale quindi a vivere meglio. Abbiamo giá parlato della fatica di scegliere di come più di una persona di grandi responsabilità o creatività spesso decida di minimizzare le scelte per così dire, superflue.

Di recente ho guardato il video di un TED molto interessante che ho elaborato e di cui ti riporto i punti salienti:

Esiste un sovraccarico di scelte. Quando ho organizzato il mio matrimonio, la cosa più difficile è stata proprio gestire l’enorme carico di opzioni che mi venivano proposte. Credevo sarebbe stato divertente, e invece sì è rivelato stressante e spossante. Al mio addio al nubilato ho fatto una sola richiesta “non voglio decidere neanche cosa mangiare, fate voi, a me non interessa”. Giusto per farvi capire in che condizioni mentali ero.

Un americano medio compie circa 70 scelte ogni giorno. Queste scelte possono richiedere pochi secondi, alcuni minuti oppure ore. Ovviamente più aumentano le responsabilitá, maggiore è il numero di scelte (e di stress) che si devono sostenere. Inoltre, stranamente, più opzioni si hanno, più esiste la possibilitá di essere insoddisfatti della propria scelta.

Ecco ora le quattro tecniche per semplificare le scelte:

  1. Tagliare: quando ci martellano con il detto “less is more” non hanno tutti i torti. Infatti, se tra due opzioni non esiste una reale differenza (o noi non siamo in grado di percepirla), significa che una delle opzioni è superflua. Applicando questo principio all’armadio perfetto, per esempio, se tra due abiti -magari dello stesso colore! – non riesci a percepire una reale differenza di modello, utilizzo, tessuto o altro, scegli di pancia ed eliminane uno. Il tuo capo ringrazierá per la tua inaspettata puntualitá mattutina. Ricordi Andy di Il diavolo veste Prada davanti alle due cinture turchesi? Ecco, siccome per lei non esiste nessuna differenza, la scelta è superflua!
  2. Concretizza: scegliere tra varianti non fisiche è molto più difficile. Immaginatevi di dover scegliere un libro tra decine con le copertine tutte bianche. Difficile eh? Per questo è molto importante visualizzare il risultato che si vuole ottenere o i benefici che si otterranno da determinate scelte apparentemente virtuali come polizze assicurative o investimenti ecc. Tornando al nostro armadio, visualizza solo capi che fanno al caso tuo, comodi, dei colori che tra loro si abbinano, che ti valorizzano. Una volta aperti gli occhi, sistemare l’armadio si trasformerá in un “trova l’intruso” facilissimo!
  3. Categorizzazione: dopo aver visto questo video ho capito come mai il metodo Kondo ha avuto così tanto successo: categorizzare gli oggetti da eliminare, permette di gestirli con più facilitá. Il nostro cervello è infatti in grado di gestire molte più categorie che scelte singole, quindi automaticamente suddividere gli oggetti in categorie sensate ti permetterá di compiere scelte a loro riguardo con una maggiore facilitá e ne sarai anche più soddisfatto! Questa e la prossima tecnica sono in effetti alla base del metodo Kondo, che altro non è stata che l’applicazione pratica di sistemi ora testati scientificamente!
  4. Complessità: più sono complesse le scelte e maggiore è la difficoltà nel gestirle, ma se la difficoltá viene gradualmente aumentata, è più facile affrontare anche le decisioni più complesse. Sempre citando il metodo Kondo, partire dai vestiti (categoria facile), per poi passare gradualmente alle categorie più complesse degli hobby ed infine alla più ostica di tutte, i ricordi è possibile “imparare” a scegliere, aumentando la propria soddisfazione.

Riassumendo, per semplificare le tue scelte prova a: tagliare le scelte superflue e visualizzare il risultato concreto che vuoi ottenere, infine dividi per categorie, se possibile e passa dalla complessitá minore a quella maggiore.

Ti lascio il video del TED che mi è piaciuto tanto, dimmi anche tu che ne pensi!

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Scrittrice famosa (per ora solo nella sua testa…)
Ama: scrivere, salire a piedi nudi sul tatami, i vecchi videogiochi, il cioccolato e quando il d20 rotola finalmente sul venti.
Odia: il suo lavoro, le giornate con meno di nove ore di sonno, sentirsi ripetere le cose due volte e pesarsi.