Sono Pamela, e sono una donna privilegiata. Sono nata in Italia, a Genova precisamente, ho una istruzione superiore, ho potuto frequentare l’università e lavoro nel campo per cui ho studiato e che mi piace. Lavoro in un ufficio giovane, i miei capi hanno appena dieci anni in più di me, sono un uomo e una donna, e i miei colleghi sono principalmente ragazze. Ho una relazione stabile con una persona che stimo, e abbiamo una gestione della vita familiare estremamente paritaria. Magari io cucino di più rispetto a lui, ma non faccio mai e poi mai la lavatrice. Insomma, nella mia vita reale, quella di tutti giorni, il sessismo non esiste.

Perchè allora sono così influenzata da questo termine: femminismo e perchè da tempo è diventata una parola così importante nel nostro vocabolario? E sopratutto: non avete anche voi la sensazione che il femminismo sia diventato una moda?

Siamo circondati da contenuti femministi

Sì, perchè se fino a una decina di anni fa facevano scalpore i primi medici donna in tv, ora è palese che il mondo pubblicitario abbia capito che la propaganda femminista vende, e tanto. Penso che il precursore di questo concetto sia stato Freeda, un magazine\influencer online che ha confezionato, in maniera strepitosa devo ammettere, un immagine social legata al femminismo fortissima. Ma che appunto, è oggettivamente una operazione di marketing. I loro post online sono sia di contenuto (valido o no lascio decidere a voi) sia esplicitamente pubblicitario, e non parliamo dei the detox delle mini influencer di Instagram ma di veri e propri colossi economici. Basta guardare un po’ il loro feed per trovare marche tipo Estee Lauder, Just Eat, Barilla etc… Insomma, pubblicità del nuovo millennio mixata ad argomenti come il vaginismo, il body positive, la masturbazione femminile. Ma non solo il web, che comunque è sempre legato alla scelta del contenuto: per vedere i post di una determinata pagina devo andarmela a cercare e seguirla, ma anche la tv sfrutta le tematiche femministe nella pubblicità dei prodotti da un po’ di tempo a questa parte.

Addio pubblicità “regresso”

WTF?

Non solo siamo passati dalla mitica “libera e felice…come una farfalla” alla strong woman che fa pugilato durante il ciclo o mangia la mega fetta di sacher a 4 piani perchè ne ha voglia e non perchè sono gli ormoni che le chiedono di farlo, ma anche prodotti non esclusivamente legati al commercio “femminile” hanno iniziato a cambiare la figura della donna da loro rappresentata. Partendo dalle pubblicità per i più giovani, dove bimbe e bimbi si “scambiano i ruoli” troviamo femmine a giocare a basket per Ringo o giocare ai pirati sfidando il fratellino maschio a duello. Che poi è quello che succede nel mondo reale, ma vederlo in tv per me è ben tutt’altra cosa. Sempre più brand stanno puntando a pubblicità dove la donna non è stereotipata nei canoni patriarcali o vista come oggetto sessuale.

Però mi chiedo, un po’ felice e un po’ impaurita da questo trend, il femminismo si sta riducendo ad una moda passeggera, sfruttato per vendere dei prodotti e quindi perdendo di significato, o il mondo sta veramente cambiando? Perchè sarà banale, ma se vedo un determinato atteggiamento sui social o alla tv una, due, cento, mille volte, non inizia ad essere normale?

La quota “Netflix”

Il cinema e le serie tv sono forse precursori di questo discorso. Ma con loro mi sento di essere estremamente più critica, semplicemente perchè dovrebbero essere opere di intelletto e avere un valore artistico. Il discorso fatto sopra infatti si allarga a più realtà, non solo quella femminista. Mi chiedo infatti il senso di realizzare film fabbricati su misura per avere quote di personaggi omosessuali, genderfluid, o “femministi”, solo per dare loro una rappresentanza. Mi immagino gli sceneggiatori, che scrivono come se avessero una formula matematica da rispettare. “Abbiamo 10 personaggi, devo inserire almeno una coppia gay, un adolescente transessuale, una donna cazzuta che fa parapendio e un drago, poi divido per 7, se il risultato è antani allora sticazzi, se no aggiungi 100 gr di farina (senza glutine però) e riprova da capo”. Ecco, a me non va bene per niente. La nazifemminista liberale che c’è in me inizia ad urlare giuro. Perchè mi sento presa per il culo, come se non si possa godere di una bella storia se non c’è la giusta quantità di determinati ingredienti.

Mi spiego meglio, prima di venire fraintesa. Questo atteggiamento dettato dalla “moda del femminismo”, spinge gli autori ad una ancora più terribile discriminazione, ossia quella di scrivere le donne attraverso la lente del preconcetto, come la pubblicità del nuvenia pocket ci vuole. Peccato che ogni donna deve essere libera di essere se stessa, e non di essere incastrata nel trend del momento. Perchè se prima lo stereotipo era la mamma-moglie perfetta ora sta diventando stereotipo l’appasionata di krav maga che picchia tutti i personaggi maschili della serie. Penso, per quanto ci possano essere aspetti positivi nel cercare di portare il femminismo nelle opere cinematografiche, siamo veramente fuori strada in questo modo. La cultura pop ha influenzato tantissimo negli anni la percezione della donna, in maniera molto efficace dove meno si ce lo aspetta, forse perchè in maniera più sincera.

Ricordo un intervista di George R.R. Martin (l’autore del Trono di Spade), dove parlando della eccezionale caratterizzazione dei sui personaggi afferma:

Mi domandano spesso dei miei personaggi femminili. Come dico sempre, considero le donne semplicemente “persone”, e nonostante le differenze con gli uomini, ci sono anche molte somiglianze importanti. Siamo tutti accomunati e mossi dalla nostra umanità.

Che dire, sembra più semplice, no?

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